AMA Servizi Funebri Comunali ricorda Gastone Moschin

E’ morto ad 88 anni l’attore Gastone Moschin. Era ricoverato da alcuni giorni all’ospedale Santa Maria di Terni dove si è spento il 4 settembre scorso. Attore versatile, lasciò la sua impronta nel cinema, nel teatro ed in televisione con interpretazioni di grande spessore artistico.
L’esordio nel cinema avvenne nel 1955 con “La rivale”, di Anton Giulio Majano ma è nella commedia all’italiana che Moschin si mise in luce, prima con l’ “Audace colpo dei soliti ignoti” di Nanny Loy del 1959 e successivamente interpretando Carmine Passante in “Anni ruggenti” del 1962. Sono molti i film in cui partecipò Gastone Moschin, da segnalare “La rimpatriata” di Damiano Damiani, “La visita” di Nicola Pietrangeli  e “Signore & Signori” con il quale vinse nel 1966 il suo primo Nastro d’Argento. Gastone Moschin si cimentò anche nel genere poliziesco con il film “Milano calibro 9”, sostituì Fernandel nel film “Don Camillo e i giovani d’oggi”, interpretò il socialista Filippo Turati ne “Il delitto Matteotti” e venne chiamato nel 1974 da Francis Ford Coppola ad interpretare il ruolo del boss Don Fanucci nel “Padrino parte II”. Ma è del 1975 l’interpretazione che più segnò la carriera di Gastone Moschin: l’architetto Rambaldo Melandri in “Amici miei”, film campione d’incassi che aprì ad una trilogia che fece vincere all’attore veneto il suo secondo Nastro d’Argento (nel 1985 per “Amici Miei” atto III”).
Anche il teatro e la televisione furono importanti per la carriera di Gastone Moschin. Dagli anni ’50 si cimentò infatti come attore teatrale fondando poi nel 1983 una propria compagnia che presentò tra l’altro “Sior Todero brontolon” di Goldoni ed “Il gabbiano” di Cechov. In televisione partecipò ad alcuni popolari sceneggiati di Sandro Bolchi: “Il mulino del Po” (1963) ed “I miserabili” (1964), nella parte del protagonista Jean Valjean. In tempi più recenti vanno ricordate le sue partecipazioni nelle fiction “Don Matteo” e “Sei forte maestro”.
Dal 1990 visse a Capitone, vicino a Narni, dove costruì anche un maneggio di cavalli, che divenne il primo centro di  ippoterapia dell’Umbria.

 

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